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L’IMPRENDITORIA E’ DONNA

“L’ imprenditoria è il complesso delle attività produttive e commerciali svolte dagli imprenditori” – Grandi Dizionari Hoepli.

Essere imprenditori è complesso come noi donne! Fare impresa, ovvero intraprendere, imprendere, creare qualcosa di nuovo: chi meglio di una donna per questa mission?

Oggi in Italia, il numero delle lavoratrici è inferiore a quello dei lavoratori , cerchiamo di capire.

Numerose sono le difficoltà che le donne devono superare per accedere ed essere apprezzate nel mondo del lavoro,  asperità che si acuiscono nel mezzogiorno. 

Per incentivare l’occupazione femminile, nel lontano 1992 è stata istituita la Legge 215, denominata “Azioni positive per l’imprenditoria femminile”, che  stabilisce disposizioni dirette  a favorire la creazione e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, a promuovere la formazione e la professionalità delle donne imprenditrici, ad agevolare l’accesso al credito per le imprese a conduzione o a prevalente partecipazione femminile, a promuovere la presenza delle imprese a conduzione o a prevalente partecipazione femminile nei comparti più innovativi dei diversi settori produttivi.

Attualmente in Italia, tra le imprese consolidate nel mercato, una  su cinque è a conduzione femminile, mentre nel mondo delle start-up i numeri precipitano: la presenza femminile è inferiore anche al numero di lavoratrici  assunte.

Le iniziative imprenditoriali a favore delle donne sono molteplici

Oggi si può affermare che  le donne abbiano a disposizione più possibilità degli uomini di ottenere finanziamenti a tasso agevolato o a fondo perduto.

Dall’ esperienza personale, ritengo che in alcuni settori le donne siano più adatte dei colleghi uomini a creare impresa, complice il loro approccio analitico e strategico nell’ individuare i bisogni del mercato e di coglierne le opportunità.

Quindi, qual è la ragione, per cui ci troviamo ancora in uno stato di inferiorità numerica così vistosa? 

Personalmente ritengo che si tratti di un cammino che le donne debbano continuare a percorrere per superare i retaggi socio culturali, soprattutto nel meridione. Le barriere socio culturali non possono essere superate per via normativa, ma solo attraverso il coraggio di mettersi alla prova e l’allenamento costante, ovvero gli ingredienti necessari per accrescere  l’autostima e la fiducia in se stesse. Poi ci sono i supporti normativi.

A sostegno dell’imprenditoria in rosa, lo Stato mette a disposizione  una serie di incentivi per creare impresa. 

Secondo dei calcoli della Banca d’Italia,  se il nostro Paese riuscisse a raggiungere l’obiettivo di Lisbona dell’ occupazione femminile al 60%, il PIL italiano crescerebbe del 7%.

Ci sono numerosi strumenti per agevolare le imprese al femminile e le libere professioniste

dal film julie and julia, 2 donne in tempi diversi che si mettono in gioco

Le nuove politiche a favore delle donne promosse dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno l’obiettivo di agevolare l’accesso ai finanziamenti per l’attività d’impresa o professionale, così da permettere alle donne di entrare nel mercato del lavoro o a sviluppare una propria attività.

Secondo il rapporto di Info Camere sulle start-up innovative in Italia, relativo al quarto trimestre 2018, pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico (Mise) a gennaio 2019, la leadership femminile stenta ad affermarsi nelle giovani imprese ancor più che nelle aziende consolidate. 

Su 9.758 start-up, quelle con prevalenza femminile (quelle in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne) risultano essere 1.300, il 13,3% del totale. L’incidenza è nettamente inferiore rispetto al 22,2% osservato prendendo in esame l’universo delle neo-società di capitali. 

Le start-up innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 4.210, il 43,1% del totale: una quota anch’ essa inferiore, seppur in minor misura, a quella delle altre nuove società di capitali (47,7%). 

Insomma le statistiche sembrano indicare che  almeno per ora, le start-up non siano un “affare per donne”.

di Serena De Rosa e Emanuela Bonfili

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