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Urbanistica senza progetto

Girando per Roma, si rimane colpiti dal fatto che nonostante la città stia vivendo un momento di minimo storico, per tutte le problematiche che conosciamo, mantiene ancora in se moltissime potenzialità di miglioramento.

Prima di tutto ci sono tantissime aree verdi, sicuramente ridotte in condizioni pessime, spesso abbandonate dalla gestione della pubblica amministrazione e solo talvolta curate da eroici volontari che resistono nonostante tutto e tutti.  Ci sono migliaia di ettari di verde che potrebbero diventare delle risorse incredibili per chi ci vive.

Troppo spesso ancora chiamiamo periferie dei veri e propri quartieri consolidati e  storicizzati. Luoghi in cui nel corso degli anni abbiamo visto crescere delle comunità che hanno generato un tessuto sociale e produttivo, formato da artigiani, piccole imprese, commercianti, un mondo che sta svanendo a causa di tutte le incredibili trasformazioni in corso e dell’immobilità generale. 

Cosa vogliamo che sia Roma?

Dal punto di vista del territorio, in questa città che amiamo, ci sono ancora enormi possibilità di miglioramento, affinché possa diventare un luogo più vivibile, forse non moderno secondo l’immaginario comune, ma di una modernità propria, l’unica forse possibile per questo posto così peculiare. Quello che manca è una visione d’insieme, una progettualità nel senso profondo del termine, che potremmo riassumere in una domanda: Che cosa vogliamo che sia Roma? Abbiamo una visione? Nel passato, dai romani ai papi, c’era una visione, un’ambizione, che ci ha permesso di goderne fino ad oggi le testimonianze.  Da lì proviene quel sentimento di orgogliosa appartenenza dei romani, così vivo ancora oggi, quel sentimento che li fa passare sopra alla fatica di vivere, studiare, lavorare, peggio ancora invecchiare, in questa città.

Il potere della bellezza e della magnificenza, il sapere di stare in un posto unico, intriso di storia e potere. Dopo decenni in cui abbiamo visto occasioni perdute, mancanza di progettualità, abusivismi e opere non finite, sarebbe tempo di prendere atto della situazione, tirare una riga e avere il coraggio di rispondere alla domanda: che cosa vogliamo che sia Roma?

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